lunedì 17 ottobre 2011

Ravioli di ricotta all'arancia con pesto di radicchio, noci e provola affumicata


Dovete ammettere che fino ad ora ve la siete scampata! 
Mi riferisco al fatto che siete usciti indenni dalla concreta minaccia di vedervi propinati i ravioli in un post si... e nell'altro pure!
Lo avevo confessato già nel mio secondo post...: dopo le presentazioni generali avevo ufficialmente dichiarato di essere vittima di una mania, quella per i ravioli appunto.
Da sempre!
Ma non è colpa mia: la mia nonna paterna me li faceva sempre da piccola e mia madre ne prepara di buonissimi. E io pago le conseguenze di questa sorta di congiunzione. 
Un amore che dura costante da una vita, insomma!
Lasagne, tortellini e cappelletti... certo sono altrettanto buoni...eppure non esercitano su di me lo stesso fascino.
E' proprio sui ravioli che si scatena lo spirito sperimentale della sottoscritta: forma, ripieno, condimento...quanto mi ci diverto! E quanto mi piace mangiarli!
Che siano buoni però! 
Cioè fatti con cura,  accortezza.. in modo tale che tengano bene la cottura... che non finiscano in polenta! 
Ho avuto una "drammatica" esperienza in questo senso: sono stata invitata a mangiare dei ravioli che, dotati di spirito trasformista, hanno assunto sembianze di polenta...non essendone rimasto integro nemmeno uno. Certo, un caso estremo!
E poi ... che ci sia sempre equilibrio tra il ripieno e la salsa, soprattutto se si sperimentano accostamenti vagamente arditi. Non è opportuno che l'uno prevalga troppo sull'altro. Perchè il matrimonio riesca è necessaria la giusta misura da ambo le parti! 
E dopo questa perla di saggezza entro nel merito della ricetta di oggi: vi dico subito che ho rischiato di non realizzarla perchè ho riportato a casa dal supermercato una ricotta buonissima (accade anche questo a volte!). Ho avuto la tentazione fortissima di finirmela a cucchiaiate. Nella mia mente stavo già destinando  il pesto a condire un piatto di spaghetti, ma è prevalsa la curiosità di vedere combinato un matrimonio tra l'aroma della ricotta di pecora profumata all'arancia e l'amarognolo del radicchio e delle noci, il tutto lievemente affumicato per la presenza discreta della provola!
La conclusione è stata che "questo matrimonio s'ha da fare!"


Ravioli di ricotta all'arancia con pesto di radicchio, noci e provola affumicata
Dosi per tre persone...ma anche due (dipende da quanta fame avete!)

Ingredienti

per la pasta:
1 uovo e 1/2
150 g di semola di grano duro
1 cucchiaio di olio d'oliva
1 pizzico di sale

per il ripieno:
400 g di ricotta di pecora
1/2 uovo
2 cucchiai di Parmigiano grattugiato
sale e pepe
1/4 di buccia d'arancia grattugiata

per il pesto:
60 g di radicchio
20 g di noci sgusciate
30 g di parmigiano grattugiato
25 g di provola affumicata grattugiata
1/2 bicchiere d'olio evo
sale


Procedimento
Partiamo dal ripieno: lavoriamo la ricotta con una forchetta, aggiungendo un po' di uovo (il resto lo terremo per la pasta), il Parmigiano, un pizzico di sale, il pepe e la buccia d'arancia (possibilmente non trattata!).  Lasciamo riposare il composto, intanto prepariamo la pasta: sul piano da lavoro disponiamo la semola a fontana. Al centro mettiamo 1 uovo più la metà rimasta dalla preparazione del ripieno, l'olio e 1 pizzico di sale. Impastiamo molto bene, fino ada ottenere una palla liscia e soda. Lasceremo riposare la nostra pasta tra due piatti per una mezz'ora. Nel frattempo realizziamo il pesto. 
Nel mortaio (o nel mixer) disponiamo le foglie di radicchio, le noci, i formaggi grattugiati e un pizzico di sale. Cominciamo a tritare e versiamo l'olio a filo. Amalgamiamo bene gli ingredienti.
A questo punto, se necessario, aggiustiamo il ripieno di sale e di pepe, stendiamo la pasta in una sfoglia sottile e formiamo i nostri ravioli, accertandoci che non rimanga aria all'interno (scongiuriamo così la rottura in acqua bollente).
Mentre lessiamo i ravioli versiamo il pesto in una ciotola e lo allunghiamo un po' con qualche cucchiaio dell'acqua di cottura. Dopo pochi minuti i ravioli dovrebbero essere pronti: li uniamo al pesto, mescoliamo delicatamente e impiattiamo.

Note
 - E' importante realizzare il ripieno un po' in anticipo, perchè il tempo di riposo permetterà agli ingredienti di amalgamarsi e quindi all'arancia di aromatizzare la ricotta. Trascorso il periodo di riposo potremo valutare se il quantitativo di buccia d'arancia è sufficiente o meno, tenendo presente  che deve percepirsi senza coprire gli altri ingredienti.
 - Io non ho messo l'aglio nel pesto, perchè c'erano già molti ingredienti in ballo. Non credo che 1/2 spicchietto, eventualmente, vada ad inficiare il gusto dell'insieme, ma andiamoci molto cauti.
 - Se per la realizzazione del pesto ci serviamo del mixer, ricordiamoci che non è una crema che stiamo realizzando. Quindi lasciamo al pesto la consistenza "granulosa" che merita.
 - Devo dire che il pesto era abbondante, non al punto da dimezzare o ridurre la dose...può essere che vi piaccia mangiare un po' più condito di noi e in quel caso sarebbe "giusto" come quantitativo. Se invece vi sembra eccessivo...no problem: tenetene da parte un cucchiaio che, allungato con un altro goccino d'olio, sta bene anche sulla pizza, magari con delle patate e dell'altra provola! Questa è la degna fine che ha fatto in casa nostra!

Con questa ricetta partecipo al contest "Che pesto ti frulla" organizzato da Claudia di My Ricettarium, Serena e Alessia:




venerdì 14 ottobre 2011

Ovette al cocco


E' da qualche giorno che mi capita di incontrare su alcuni dei vostri blog la ricetta dei dolcetti al cocco. 
Ho deciso di "aggregarmi" e di farvi conoscere anche la mia variante...che poi è quella che già preparava mia madre, quando ero bambina.
Noi le abbiamo sempre chiamate "ovette al cocco" per la forma un po' allungata.
Sono dolcetti molto leggeri perchè non contengono nè farina nè grassi. Prevedono l'uso dello zucchero a velo che col bianco dell'uovo montato a neve e il cocco grattugiato crea una nuvola di dolcezza. 
E sono golosissimi perchè il cioccolato fuso che per metà li riveste esalta il sapore del cocco.
Ulteriori vantaggi: si preparano velocissimamente e secondo me...fanno un figurone!


Ovette al cocco
Dosi per una ventina di ovette

Ingredienti
200 g di cocco grattugiato
150 g di zucchero a velo
150 g di cioccolato fondente
3 chiare d'uovo

Procedimento
Montare a neve le chiare e aggiungere a pioggia lo zucchero a velo col setaccino. Mescoliamo dal basso verso l'alto per non smontare le chiare e aggiungiamo poco alla volta il cocco. Dobbiamo ottenere un composto non troppo molle. 
Disponiamo il composto a cucchiaiate su una teglia coperta da cartaforno, dandogli la forme di piccole ovette. Cuociamo a 160° fino a quando saranno appena dorate. Tolte dal forno le lasciamo raffreddare e poi le immergiamo per metà nel cioccolato fuso a bagnomaria.

Note
 - Il quantitativo di cocco indicato è orientativo e sufficiente di solito per gli albumi di 3 uova medio-grandi. Incorporiamo il cocco gradualmente e teniamone sempre un pochino in più a disposizione, perchè se il composto dovesse risultare troppo"lento" avremo la possibilità di aggiungerlo.
 - Dopo aver intinto le ovette nel cioccolato lasciamole asciugare. E' il caso di preparare i dolcetti un po' in anticipo, anche il giorno prima, in modo da farli asciugare bene. 
Comunque si conservano per più giorni.

Questa ricetta è stata provata da Carla del blog Le delizie della mia cucina

 

mercoledì 12 ottobre 2011

Marmellata di giuggiole


Quando ero piccola la mia casa confinava con un orto quasi abbandonato..."quasi" nel senso che il padrone aveva un garage lì vicino e, pur venendo spesso, non si occupava mai degli alberi del suo orto. Tra gli altri troneggiava un giuggiolo che in questo periodo si riempiva di dolcissime bacche. Ma a noi bambini che giocavamo vicino all'orto era assolutamente proibito cogliere le giuggiole, perchè sapevamo che il padrone si sarebbe arrabbiato molto...nonostante i frutti fossero destinati a rimanere sull'albero fino ad appassire!

Era da un po' che meditavo di preparare una marmellata di giuggiole. Non l'avevo mai realizata prima ed ero molto curiosa di vedere cosa ne sarebbe venuto fuori. 
Approfittando della bella giornata, sabato scorso siamo andati a fare una passeggiata in campagna, con la speranza  di incontrare  qualche giuggiolo selvatico, ma, figuriamoci, neanche l'ombra!
Delusi per il mancato raccolto, ci siamo avviati verso il nostro noceto: volevamo evitare di tornare a casa a mani vuote, ripiegando sulle noci. E proprio di fronte al terreno abbiamo scoperto un giuggiolo con dei frutti enormi, non selvatico ma padronale.
Non abbiamo resistito e, dopo aver individuato la padrona dell'albero, le abbiamo chiesto se ci vendeva un po' di giuggiole. La signora, gentilissima, ci ha messo a disposizione il suo albero e ci ha permesso di cogliere tutti i frutti che volevamo, regalandoceli.
Che differenza rispetto al padrone dell'orto di quando ero bambina!


Marmellata di giuggiole

Ingredienti
1 kg di giuggiole
700 g di zucchero
1 limone

inoltre
alcool puro per sterilizzare i barattoli

Procedimento
Laviamo accuratamente le giuggiole, le tagliamo a metà e le priviamo del nocciolo. Le raccogliamo in un tegame. Le copriamo per 1/3 di acqua e le lasciamo ammorbidire sul fornello per circa 1/2 ora. A questo punto passiamo le giuggiole al passaverdura, la pesiamo e in base al peso dosiamo lo zucchero.
Rimettiamo il tegame sul fuoco e con lo zucchero aggiungiamo anche il succo del limone. Mescoliamo spesso. Con altri 3/4 d'ora circa la marmellata dovrebbe essere pronta; valutiamone la densità!
Versiamo la marmellata bollente nei barattoli appena tolti dal forno, dove li avremo sterilizzati a 100° e successivamente passandivi dell' alcool puro.
Lasciamo raffreddare i barattoli coperti da un telo pulito per 24 ore. Una volta freddi, avvitiamo i coperchi.


Note
 - La marmellata di giuggiole si prepara abbastanza velocemente: si addensa presto perchè i frutti  sono polposi! E' difficile indicare con precisione un tempo di cottura, bisogna regolarsi col classico metodo del piattino: vi versiamo un po' di marmellata e la lasciamo raffreddare. Se inclinando il piattino la marmellata non scivola via vuol dire che  è pronta.
 - Per quanto riguarda la conservazione, invece, voglio precisare che io non faccio mai bollire i barattoli di marmellata e neanche li metto a testa in giù per il sottovuoto. Da sempre seguo il metodo che mi ha insegnato mia madre e che consiste nel lasciar raffreddare bene il barattolo prima di chiuderlo, sterilizzandolo però adeguatamente prima di versarci la marmellata.


Con questa ricetta partecipo al Weekend Herb Blogging, la raccolta settimanale di ricette che abbiano come protagonisti dei vegetali, ospitata questa settimana nel blog di Cindystar . Ricordiamo anche Haalo , l'organizzatrice in carica,  Kaly, la fondatrice e Bri, l'organizzatrice italiana.

lunedì 10 ottobre 2011

Cavatelli con guanciale croccante e scaglie di pecorino su vellutata di cannellini al pepe verde


"Ma quand'è che sul blog pubblichi una bella carbonara?"....mi ha chiesto l'altro giorno mio marito con fare quasi supplichevole.
La supplica naturalmente non ha origine dal desiderio di arricchire il blog di piatti gustosissimi, ma dal malcelato interesse personalissimo di chi prova molta più soddisfazione di fronte ad un piatto di pasta con sugo robusto piuttosto che al cospetto di una pur elegante vellutata o di un salutistico flan di scarola !
Poichè io sono molto più portata a cucinare verdure, anche come condimento per la pasta, "lui" ormai si gioca la carta del blog per ottenere qualche piattino che gli piaccia di più!
Alla fine l'ha spuntata solo in parte, perchè io avevo già messo in ammollo i cannellini pensando di farne una minestra con della pasta fatta in casa. Per andare incontro anche ai suoi gusti il piatto è stato rimodulato nella formula che vedete e devo dire che è piaciuto molto ad entrambi.

Cavatelli con guanciale croccante e scaglie di pecorino su vellutata di cannellini al pepe verde

Ingredienti per 2 persone

per i cavatelli
200 g di semola di grano
110 g di acqua tiepida
sale

per il condimento
300 g di guanciale
2 cucchiai d'olio
1 spicchio d'aglio
1 pezzetto di peperoncino piccante
1 rametto di rosmarino
pepe verde
pecorino romano

per la vellutata
100 g di fagioli cannellini
sale 
pepe verde (bacche intere)
olio



Procedimento
La sera prima mettiamo in ammollo i cannellini e, se riusciamo, cambiamo l'acqua almeno due o tre volte per eliminare le impurità che rendono i fagioli poco digeribili.
La mattina successiva li lessiamo partendo da acqua fredda. Facciamo sobbollire fino a cottura, aggiungendo eventualmente acqua bollente, se dovesse essere necessaria.
Frulliamo i fagioli da caldi, con sale "quanto basta" ed acqua di cottura necessaria per conferire una consistenza vellutata.
Prepariamo i cavatelli disponendo sul piano da lavoro la semola, un pizzico di sale e acqua tiepida. A me di solito suno sufficienti circa 110 g di acqua per 200 g di semola. L'impasto deve essere compatto e sodo, ma ben lavorabile, quindi dovete regolarvi anche un po' in base alla vostra semola, che non assorbe sempre lo stesso quantitativo di liquido.
Dopo aver assemblato gli ingredienti e averli lavorati bene, ricaviamo dei filoncini di impasto, come se dovessimo fare degli gnocchetti, sottili e un po' più lunghi del solito e li scaviamo con tre dita, incidendoli il più possibile, naturalmente senza bucarli!
Manteniamo coperto tra due piatti l'impasto in attesa di lavorazione, così da non farlo asciugare, prendendolo man mano che ci serve.
Possiamo decidere noi il formato dei cavatelli, che possono essere più sottili e lunghi, o viceversa più corti e un po' più spessi.
Ora lasciamo asciugare i cavatelli su una tavola di legno e nel frattempo ci dedichiamo a tagliare a listarelle il guanciale e a rosolarlo in padella con olio evo e con lo spicchio d'aglio e il rametto di rosmarino che poi elimineremo. Aggiungiamo anche un po' di peperoncino e lasciamo che il grasso del guanciale diventi trasparente: deve risultare croccantino!
Spegniamo senza coprire completamente il tegame, per evitare la formazione di vapore (ridurrebbe la croccantezza del guanciale!).
Possiamo ora lessare i cavatelli in abbondante acqua salata per pochi minuti: nel momento in cui la pasta viene a galla verifichiamo il grado di cottura e ci regoliamo!
Se al dente, la scoliamo e la ripassiamo velocemente in padella col guanciale, aggiungendo in caso qualche cucchiaio d'acqua di cottura che avremo tenuto da parte.
Pepiamo abbondantemente e impiattiamo, affiancando i cavatelli con un po' della vellutata a cui aggiungeremo le bacche di pepe, parte intere e parte macinate (io le ho pestate al mortaio) e un filo d'olio a crudo. Completiamo con pecorino in scaglie.

Note
 - Non è difficile fare i cavatelli: la giusta consistenza dipende anche dai nostri gusti, ma la proporzione tra acqua e semola che ho suggerito dovrebbe essere quella giusta! 
 - Se durante la preparazione dei cavatelli ci rendiamo conto che la pasta fa resistenza o tende ad indurire, manteniamo le nostre mani umide, così da facilitarci la lavorazione e da evitare che la pasta, da cotta, risulti "callosa".

venerdì 7 ottobre 2011

Torta di mele e nocciole

Qualche giorno fa sono andata a fare un po' di spesa al mercato e, tra le altre cose. mi sono accaparrata delle profumatissime mele rosse (Delizia forse?). Una volta a casa, nel sistemare la frutta, ho poggiato momentaneamente le mele nel cestino delle nocciole....ed ecco che da uno sguardo all'insieme, decisamente autunnale, è nata una torta!
In realtà questa deve i natali anche ad un'altra circostanza: ognuno di noi ha una ricetta del cuore, che si porta dietro da anni e che puntualmente rispolvera alla prima occasione. 
E' il caso di una torta di mele che da sempre preferisco alla miriade di ricette che ci sono in circolazione. Quindi il gioco sembrava fatto, niente di più facile! Si trattava solo di aggiungere le nocciole tritate alla base collaudata!
Senonchè, vado per recuperare dal fondo di un cassetto il block-notes dove sono appuntate le mie ricette più "antiche" (nel senso che fanno parte del mio patrimonio personale da più tempo) e proprio la prima pagina, dedicata alla torta in questione, mancava! Sparita! Volatilizzata!
Che fine abbia fatto e per mano di chi io non lo so! Posso nutrire dei sospetti...ma... si dice il peccato e non il peccatore!


Non ricordando affatto dosi e quantità della la mia "forse-recuperabile-o-forse-no" ricetta e avendo all'attivo anche un discreto mal di testa, non mi è passato affatto per la mente di mettermi a cercare un' alternativa tra libri, riviste o web, ma ho ritenuto più semplice improvvisarla, assecondando l'estro del momento.
Ne è risultata una torta soffice e gustosa, molto semplice negli ingredienti e nell'esecuzione!

Torta di mele e nocciole

Ingredienti
250 g di farina 00
130 g di zucchero
2 uova
50 g di latte
70 g di burro morbido
1 bustina di lievito per dolci
3 mele 
50 g di nocciole tritate
cannella
1 pizzico di sale


Procedimento
Sbattere le uova con lo zucchero, fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere il burro e continuare a sbattere. Versare il latte e la farina setacciata con il lievito. Amalgamare bene ed aggiungere le nocciole tritate e il sale. Infine sbucciare due mele, ridurle a dadini ed incorporarle al composto insieme ad una spolverata di cannella. Versare in uno stampo imburrato ed infarinato. Infine ricoprire la superficie della torta con le fettine della terza mela, non sbucciata e ben lavata.
Infornare a 180° per 40 minuti, o comunque fino a che la torta risulterà asciutta, infilando all'interno uno stecchino di legno.

Note
 - Ho lasciato la buccia alla mela che ho utilizzato per decorare, perchè mi sembrava un peccato non "approfittare" del suo bel colore rosso ! Naturalmente potete decidere di sbucciarla!
 - Da crudo l'impasto risulterà piuttosto consistente, tanto che dovrete forzare un po' col cucchiaio per amalgamare bene i dadini di mela. Niente paura: da cotta la torta sarà morbidissima!

mercoledì 5 ottobre 2011

Zuppa cremosa di sedano rapa con briciole di Roquefort e rosmarino


Se vi raccontassi che il sedano rapa è uno dei miei ortaggi preferiti mentirei spudoratamente.
Ora, non è che proprio non mi piaccia, ma neanche me lo sogno la notte!
Di certo gradisco variare il più possibile l'alimentazione e, se si parla di verdure, nessuna mi è tanto ostica da non meritare di entrare nel mio carrello della spesa.
Eh si, perchè il sedano rapa non è molto noto o apprezzato dalle mie parti e di certo non lo si incontra sui banchi del mercato o dal contadino di fiducia; necessariamente va acquistato nella grande distribuzione.
Mi riprometto sempre di mangiarlo crudo in insalata, ma alla fine, è più forte di me, finisce frullato in un tegame. Sarà anche più delicato di sapore rispetto al "gambo" di sedano, ma io, per poterlo mangiare, sento la necessità di ingentilirlo ulteriormente. E quindi mi lascio aiutare dallo scalogno  e soprattutto dal latte.
Non sono solita arricchire di latte o panna le mie creme di verdure e vellutate...ma quando ci vuole....ci vuole!
Ecco, dopo aver infierito sul sedano-rapa, tanto da essere certamente riuscita ad allontanare da questo post tutti quelli che erano scettici di fronte al bitorzoluto ortaggio e cercavano solo una conferma per buttarsi su una sostanziosa carbonara, voglio spezzare una lancia a favore di questa ricetta che è tutt'altro che sgradevole, anzi...!

 

Zuppa cremosa di sedano rapa con briciole di Roquefort e rosmarino
Dosi per 4 persone

Ingredienti
1 sedano rapa
2 bicchieri di latte
2 scalogni
2 cucchiai d'olio
sale e pepe
inoltre 
per arricchire il piatto
200 g di formaggio Roquefort
2 rametti di rosmarimo

Procedimento
Puliamo e laviamo il sedano-rapa. In un tegame dai bordi alti scaldiamo l'olio e lasciamo stufare per alcuni minuti gli scalogni tritati. Aggiungiamo il sedano rapa tagliato a pezzetti e lo lasciamo insaporire a tegame coperto. Dopo una decina di minuti (durante i quali avremo rimestato spesso) aggiungiamo dell'acqua bollente a filo col sedano rapa e lasciamo cuocere. Quando risulterà tenero lo frulliamo, eventualmente aggiungendo dell'altra acqua che faciliti l'operazione, ma senza esagerare nella quantità. Rimettiamo sul fornello, aggiustiamo di sale e di pepe e versiamo il latte, tenendo presente che questo ci aiuterà a dare morbidezza alla crema, quindi regoliamoci anche in base ai nostri gusti: se riteniamo di volerla più liquida possiamo versarne un po' di più e viceversa! Pertanto la dose di 2 bicchieri di latte è solo indicativa. Valutiamo la giusta consistenza!
Distribuiamo la zuppa nei piatti fondi e completiamo suddividendo tra le porzione il Roquefort sbriciolato, il rosmarino macinato e un'abbondante spolverata di pepe.

Note
 - Per chi non lo conoscesse : il Roquefort è un formaggio erborinato francese, prodotto con latte di pecora, molto saporito e più asciutto rispetto al nostro Gorgonzola. L'ho scelto soprattutto per quest'ultima caratteristica, perchè un formaggio cremoso si sarebbe sciolto più facilmente a contatto con la zuppa calda, io invece volevo che rimanesse ben distinto! Inoltre ha un sapore che si combina molto bene con quello del sedano rapa.
 - Questa zuppa è un sostanzioso primo piatto o, meglio ancora, un piatto unico.

lunedì 3 ottobre 2011

Dolcetti di fiocchi d'avena e nocciole


Concedersi un caffè  è spesso l'occasione per prendersi una pausa durante una delle nostre attività quotidiane.
La quasi-devozione che nutro nei confronti di questo momento rigenerante è una sorta di abitudine mentale che ho acquisito quando, da studentessa, preparavo i miei esami universitari. 
Trovavo davvero irrinunciabile l'attimo in cui iniziava a diffondersi per casa il profumo del caffè, accompagnato dall'immancabile borbottio della caffettiera e che significava, finalmente, pausa! 
Anche ora...è sempre molto confortante sapere di poter ricorrere, nel momento in cui ne sentiamo la necessità, al nostro piccolo momento di pausa.

Ho sempre pensato che il caffè, così come il tè, esiga un allestimento adeguato. Essendo infatti un piacere per antonomasia, per esprimersi appieno necessita di vezzi e accessori. 
Per cui è gradevole concederselo in una tazzina che ci piaccia molto e non in una qualunque e accompagnarlo con qualcosa di dolce che sappia valorizzarlo.
Naturalmente ognuno di noi può avere delle preferenze anche in questo senso. 
A me col gusto del caffè piace molto il sapore della nocciola, per questo vi propongo oggi una ricetta facile facile, che in un batter d'occhio permette di approntare un gradevole accompagnamento per il nostro caffè, proprio al gusto di nocciola.


Dolcetti di fiocchi d'avena e nocciole
Dosi per circa 30 dolcetti

Ingredienti
250 g di nocciole 
200 g di fiocchi d'avena
200 g di farina
200 g di burro
3 cucchiai di miele liquido
3 uova e 2 chiare

Procedimento
Tritare 200 g di nocciole e tenere da parte la rimanenza per la decorazione. Unire al trito di nocciole i fiocchi d'avena, la farina, il burro, il miele e i complessivi 5 rossi. Amalgamare bene e unire i bianchi montati a neve ben ferma.
Su una placca da forno fare dei mucchietti con l'impasto aiutandosi con un cucchiaino e disporre su ciascuno di essi 1/2 nocciola, pressandola leggermente per farla aderire.
Infornare a 180° per 20 minuti.

Note
 - Per questi dolcetti le nocciole possono essere spellate o meno. Nel caso in cui optiate per la prima possibilità: buttarle in acqua bollente per un minuto e una volta fuori già la buccia dovrebbe togliersi. Poi potete tostarle pochi minuti in forno (200°) per farle asciugare.
Io ho scelto di non togliere la pellicina per conferire ai dolcetti il classico color nocciola.
 - Si possono conservare in barattoli o scatole a chiusura ermetica, ma per onestà di informazione devo dire che a me questi dolcetti piacciono di più appena sfornati, perchè hanno una consistenza più croccantina e friabile, grazie anche ai fiocchi d'avena...il giorno dopo risultano un po' più morbidi.
 - Un'altra particolarità di questi dolcetti è data dal fatto di non avere lo zucchero tra gli ingredienti, ma di essere dolcificati con il miele. Sono quindi delicatamente aromatici e niente affatto stucchevoli.

 Con questa ricetta partecipo al contest "...una goccia di dolcezza" organizzato da Dana del blog Tè e briciole