venerdì 29 luglio 2011

Tartellette allo sciroppo d'acero con crema, ribes e....sciroppo d'acero!


Di solito non sono una che si lascia andare più di tanto ad apprezzamenti sulle proprie ricette: non è per modestia, ma perchè ognuno ha i suoi gusti e non è detto che quello che piace a me debba necessariamente piacere ad altri!
Ma questa volta devo ammettere che il risultato ottenuto dall'ultimo mio esperimento "dolce" mi ha entusiasmata non poco!
Eh, si! perchè...vedete queste tartellette?

Vi comunico che sono prive di burro!
Ma la vera notizia è che il gusto e la consistenza non ne hanno risentito in alcun modo.
Lungi da me l'idea di realizzare una ricetta light!
No! No!
Che non sia mai che qualche etto di troppo si perda per strada!
Semplicemente....avevo dei bellissimi ribes che reclamavano un posto in prima fila; il frigo ero sprovvisto di burro e io non avevo alcuna voglia di andare al supermercato!
Vedete quanti fattori hanno contribuito alla realizzazione di questi dolcetti!
Naturalmente era necessario un qualche ingrediente che sostituisse il burro nell'impasto...fortunatamente avevo il versatilissimo formaggio Philadelphia.
Sono partita dalla ricetta della mia pasta frolla e l'ho rielaborata, man mano, arrivando ad utilizzare una quantità di formaggio che rendesse la pasta "legata" e morbida.
E lo sciroppo d'acero: che buono! Io lo trovo ottimamente aromatico e affatto stucchevole!....inevitabilmente anche lo sciroppo d'acero è finito nell'impasto...e poi di nuovo sui ribes!


Tartellette allo sciroppo d'acero, crema e ribes
Ingredienti per 9 tartellette

per la pasta
125 g di farina "00"
60 g di zucchero
1 tuorlo
50 g di philadelphia
2 cucchiai di sciroppo d'acero
2 gocce di essenza di vaniglia
1 punta di cucchiaino di bicarbonato

per la crema
120 g di ricotta
120 g di yogurt bianco dolce e cremoso
80 g di latte condensato

inoltre
ribes e sciroppo d'acero per il top

Procedimento
Prepariamo l'impasto. Disponiamo la farina a fontana e al centro tutti gli altri ingredienti. Lavoriamo fino ad ottenere una palla morbida e liscia. La avvolgiamo nella pellicola e la riponiamo in frigo per una ventina di minuti. Nel frattempo realizziamo la crema. Mescoliamo i tre ingredienti e li lavoriamo, anche a mano, per il tempo necessario a fargli assumere una consistenza spumosa. Lasciamo riposare in frigo. Per le quantità della crema potete anche andare a vostro gusto, e aumentare l'uno o l'altro ingrediente a seconda di come la preferite, se più o meno dolce, etc. Eventualmente aggiungere dello zucchero, tenendo conto però del fatto che lo sciroppo d'acero è comunque un dolcificante.
A questo punto riprendiamo la pasta dal frigo, la stendiamo e ricaviamo 9 dischetti da adattare agli stampini. Col matterello eliminiamo la pasta in eccesso. Poniamo gli stampini su una teglia da infornare a 170°/180°, dipende anche dal vostro forno, per una ventina di minuti. Per i primi 10 minuti copriamo le tartellette con della stagnola, poi scopriamo per farle colorire. Una volta fredde le farciremo con la crema, i ribes e gocce di sciroppo d'acero.

Note
Ma i ribes che si affollano sulle tartellette non sembrano anche a voi tanti nasini rossi come quelli indossati dai clown per far divertire i bambini?
E allora perchè non partecipare alla bellissima iniziativa di solidarietà, ormai prossima alla scadenza, organizzata da Tania del blog Dulcis in furno con la Fondazione Theodora ?




La Fondazione Theodora con i suoi clown, i Dottor Sogni, aiuta i bambini ricoverati e le loro famiglie ad affrontare col sorriso la difficile esperienza del ricovero. 
E allora omaggiamo i Dottor Sogni con tanti piccoli nasini rossi!

E poi c'è Birba...


che dopo aver visto Perla non voleva in alcun modo essere da meno!

Quindi offro le mie tartellette ai clown, ai bimbi, a Perla e Birba e, non ultima, ad una simpatica dolce ragazza di nome Valentina che nel suo blog La cucina facile di Vale ha avuto per me un gentilissimo pensiero :
Grazie Valentina!

lunedì 25 luglio 2011

Idee golose con la papaya


....Dove eravamo rimasti?
Ah, si!...minacciavo di infierire su di voi con una sorta di maratona sulla papaya, a causa di un'inedita necessità di smaltimento dell'esuberante esemplare.
Avete pensato forse, terrorizzati, a nauseanti zuppe e improbabili stufati di papaya?
Non preoccupatevi: non sono arrivata a tanto!
L'ho frullata, l'ho gratinata, l'ho informata (...ehmmm....messa in formine!)...ma non l'ho stufata!
Diciamo che sono entrata in cucina poco consapevole di quello che stavo per fare....sapevo solo che avrei realizzato delle variazioni sul tema e, soprattutto, che l'avrei consumata! 
Ma poi è così che di solito nascono i piatti migliori!


Oggi posto la ricetta di piccole bavaresi aromatizzate alla vaniglia. 
Prima o poi arriverà il momento anche per un'altra preparazione!


Bavaresine di papaya alla vaniglia con papaya gratinata al rhum
Ingredienti per 6 stampini

400 g di papaya
1 uovo
50 g di zucchero
1/2 foglio piccolo di colla di pesce (il peso dovrebbe essere circa 1 g)
essenza naturale di vaniglia
12 biscotti tipo digestive
50 g  di burro

Inoltre per il topping
50 g di papaya
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di rhum
1 fettina di limone



Procedimento
Facciamo fondere il burro a fuoco bassissimo. Sgretoliamo i biscotti : io li ho avvolti in un tovagliolo e li ho battuti col matterello! Amalgamiamo i biscotti col burro e suddividiamo il risultante composto in sei stampini. Schiacciamo bene verso il fondo e riponiamo momentaneamente in frigo.
Mettiamo in ammollo in acqua fredda la colla di pesce per una decina di minuti. Puliamo la papaya, la tagliamo a pezzi e la frulliamo. 
Separiamo il tuorlo dall'albume. Montiamo il tuorlo con zucchero fino a che diventa spumoso. Aromatizziamo con qualche goccia (a piacere) di essenza di vaniglia. Intiepidiamo leggermente il frullato di papaya, quel minimo che serve per sciogliervi dentro la colla di pesce strizzata. Lasciamo raffreddare e uniamo al composto di uovo e zucchero. Montiamo l'albume e neve fermissima (utile aggiungere qualche goccia di limone!) e lo incorporiamo delicatamente al composto di papaya. Riprendiamo gli stampini dal frigo, vi suddividiamo la mousse e li rimettiamo in frigo per almeno cinque ore.
Prima di servire le bavaresi le decoriamo con fette di papaya sottilissime gratinate in forno: disponiamo le fette su una teglia con carta da forno, condiamo con zucchero, succo di limone e rhum e passiamo in forno per dieci minuti alla massima temperatura (funzione grill).

Note
- Ho trovato molto interessante la frutta gratinata in forno in questo modo. Mi è venuta in mente perchè cercavo qualcosa di decorativo da mettere sopra alle bavaresi, ma può essere ottima per esempio abbinata ad una pallina di gelato o a qualche crema.
- Inizialmente ero indecisa se aromatizzare le bavaresine con la vaniglia o se con la cannella: entrambe le spezie con la frutta mi piacciono molto. In questo caso  però c'era la particolarità della provenienza esotica del frutto. Così per la scelta mi sono fatta guidare dalle origini dei prodotti. Sapevo che la cannella è di provenienza orientale; ho fatto una piccolissima ricerca dalla quale è emerso che sia la papaya che la vaniglia hanno origine in Messico. Pertanto l'accostamento è venuto da sè!


giovedì 21 luglio 2011

Insalata di rucola e papaya con rosellina di salmone affumicato


Confesso!
Non rientro nella categoria dei "filo-esotici-a-tutti-i-costi", sono piuttosto adepta e praticante della dottrina degli "acquisti-a-km-zero".
Se non altro perchè i prodotti nostrani, avendo meno strada sulle spalle, si spera abbiano compiuto il processo di maturazione nel luogo che gli è più congeniale, cioè sull'albero  e non nella stiva di qualche nave.
Quindi, di solito, il massimo dell'esotico che mi concedo è rappresentato da banane e ananas...pensate che l'ultima volta che ho comprato l'ananas era addirittura made in italy (non ci si capisce più niente!).

Ma se capita di andare al mercato con mio marito ed un suo amico originario del Camerun, che con certi frutti ha una naturale familiarità e dimistichezza nel riconoscerne la qualità, succede che.....




...succede di tornare a casa con due manghi grandi come due meloni e una papaya grande come i due manghi messi insieme.
Pare che i frutti in questione abbiano viaggiato in aereo, quindi siano arrivati sui banchi del mercato meno "provati" rispetto ad altri sfortunati colleghi.
I due manghi sono riusciti a varcare l'uscio di casa, ma non hanno fatto in tempo ad essere onorati neanche di una foto. Hanno avuto vita breve!
La papaya, invece, era tanto grande che ha dato origine ad una vera e propria saga, "La Saga della Papaya", di cui questo post è solo il primo capitolo.



Insalata di rucola e papaya con rosellina di salmone affumicato, mandorle tostate e salsa "yogurt"
Ingredienti per due persone

50 g di rucola
100 g di salmone affumicato
2 fette di papaya
30 g di mandorle a lamelle
1 cucchiaio d'olio
sale 
1 cucchiaino di aceto di mele


Per la salsa
1 cucchiaio di yogurt greco
1 cucchiaio di olio evo
1/2 spicchio d'aglio
1 mazzetto di erba cipollina
1 fettina di limone
sale e pepe


Procedimento
Laviamo e asciughiamo la rucola, la condiamo leggermente, la mettiamo sul piatto e a piacere disponiamo anche la papaya e il salmone. Io ho fatto la rosellina piegando la fetta di salmone in due e arrotolandola su sè stessa. Tostiamo le mandorle e le lasciamo scivolare sull'insalata.

Prepariamo la salsa emulsionando lo yogurt con l'olio, il limone spremuto, sale e pepe. Aromatizziamo infine con l'erba cipollina tagliuzzata. La salsa possiamo distribuirla sull'insalata o affiancarla.




Note
- Noi abbiamo mangiato questa insalata come antipastino, però aumentando le dosi può essere un piatto unico per  una cena estiva.
- Ho arricchito il piatto con dei paninetti mignon, croccanti, ai semi di papavero.....ma questo è un altro post!

mercoledì 20 luglio 2011

Spaghetti semi-risottati con branzino al profumo di peperone



Eh, già! …..E’ trascorso un mese dall’inizio dell’estate, nonché dall’inizio di questa avventura col blog!
L’estate scorre molto velocemente ed io fatico a starle dietro!
Non so se vi capita di essere assaliti dall’ansia di godere appieno di una stagione, dei suoi frutti, dei suoi profumi…quasi dall’ “urgenza” di non perderne nulla!
Il mare, la campagna…è veramente troppo breve l’estate perché si possa cogliere tutta la sua magia in ogni espressione della natura…..perchè si riesca a rappresentarcela in tutte le sue sfumature.

La passione per la cucina nel mio caso è molto legata all’amore per la natura: è un modo “fattivo” per sentirsi parte dell’avvicendarsi delle stagioni, per percepirlo ed assecondarlo.

Sono tanti i piatti che vorrei preparare per arrivare all’autunno certa di non aver mancato nei confronti di nessuno dei frutti che l’estate ci offre, ma...
Quest’anno non sono ancora andata mai al mare: forse è per colmare questa mancanza che, almeno nei miei piatti, il mare lo sto interpretando spesso.
Ecco! Ora vorrei rendervi partecipi di alcune immagini della mia estate.
 
La campagna attorno a me...



Il mare nel mio piatto…


...impossibile appropriarsi della natura…..possiamo solo evocarla!

questo non è un pensiero mio, ma una riflessione su D'Annunzio e la sua poesia dedicata all'estate:

Stabat nuda aestas (Alcyone).

A me è sempre piaciuta molto, da quando sui banchi di scuola il professore di lettere ce la spiegava.

Leggetela, se vi va!

Primamente intravidi il suo piè stretto
scorrere su er gli aghi arsi dei pini
ove estuava l'aere con grande
tremito, quasi bianca vampa effusa.
Le cicale si tacquero. Più rochi
si fecero i ruscelli. Copiosa
la resina gemette giù pe'fusti.
Riconobbi il colùbro dal sentore.

Nel bosco degli ulivi la raggiunsi.
Scorsi l'ombre cerulee dei rami
su la schiena falcata, e i capei fulvi
nell'argento pallàdio trasvolare
senza suono. Più lunghi nella stoppia,
l'allodola balzò dal solco raso,
la chiamò, la chiamò per nome in cielo.
Allora anch'io per nome la chiamai.

Tra i leandri la vidi che si volse.
Come in bronzea mèsse nel falasco
entrò, che richiudeasi strepitoso.
Più lungi, verso il lido, tra la paglia
marina il piede le si tolse in fallo.
Distesa cadde tra le sabbie e l'acque.
Il ponente schiumò nei sui capegli.
Immensa apparve , immensa nudità.

Spaghetti semi-risottati con branzino al profumo di peperone
Ingredienti
Dosi per 2 persone

180 g di spaghetti
1 branzino da 700 g
350 g di pomodorini maturi
1 spicchio d’aglio
1 cipollotto
1 ciuffo di prezzemolo
40 g circa di peperone dolce
1 peperoncino piccante

1/2 cucchiaino di zucchero
3 cucchiai di olio evo

Inoltre per il fumetto di pesce
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio d’olio
1/2 cipolla
1/2 carota
1/2 costa di sedano
gambi di prezzemolo

Procedimento
Cominciamo con l'eviscerare, squamare e sfilettare il branzino…..se non volete fare voi questa operazione, lasciatela al pescivendolo….ma fatevi dare testa e lisca! Con queste faremo il funetto: in un tegame rosoliamo per qualche minuto le verdure con un cucchiaio d’olio; appena la cipolla sarà appassita mettiamo anche gli "scarti" del pesce e li lasciamo andare per qualche minuto, cioè dobbiamo far insaporire l’olio con gli odori e il pesce. A questo punto versiamo 1,5 litri d'acqua bollente e facciamo ridurre della metà. Mettiamo a bollire l’acqua per la pasta.

Prepariamo il sughetto: facciamo appassire in un cucchiaio d’olio, l’aglio e la cipolla col peperoncino piccante, dopo versiamo nel tegame i pomodori a pezzi e il peperone dolce tagliato a listarelle, sale e zucchero. Cinque minuti prima di fine cottura mettiamo nel tegame i due filetti di branzino, li facciamo cuocere lasciandoli interi. A questo punto l’acqua sarà bollente: saliamo e buttiamo gli spaghetti, lasciandoli cuocere solo per metà del tempo previsto. Li scoliamo nella padella dove avremo tolto i filetti e portiamo a cottura la pasta col brodo di pesce.

Poco prima della fine rimettiamo il filetti spezzettandoli, togliamo il peperone dolce che avrà ormai lasciato il suo profumo, versiamo i due cucchiai d’olio che erano rimasti e spolverizziamo con abbondante prezzemolo fresco spezzettato.

Note
- secondo me il fatto di completare la cottura della pasta nella padella col brodo di pesce è fondamentale per conferire gusto al piatto!

lunedì 18 luglio 2011

Involtini di pollo farciti al brie con crema di nocciole e timo


Buongiorno!
Oggi posto per informarvi che al giovane blog Pane, Burro e Alici è stata diagnosticata una grave insufficienza proteica e, di contro, un considerevole incremento del tasso glicemico nei propri valori, causa abuso di zuccheri e farinacei.
Pertanto, onde garantire una crescita bilanciata al soggetto in questione e prevenire insanabili carenze future, si opta per una più equilibrata proposta degli alimenti, a partire da oggi, come da prescrizione.

Note
Anche il caldo a volte può dare alla testa!

Involtini di pollo farciti al brie con crema di nocciole e timo
Ingredienti per 2 persone

4 fettine di petto di pollo
120 g di formaggio brie
60 g di nocciole in granella
150 g di latte
1 noce di burro
2 cucchiai di olio
2 cucchiai di farina
1 cucchiaino di maizena (solo se serve)
qualche rametto di timo
sale e pepe q.b.




Procedimento

Laviamo e asciughiamo i petti di pollo. Li disponiamo su un piano con della pellicola sopra e li battiamo per qualche secondo col batticarne per appiattirli un po'.
Ora saliamo e pepiamo leggermente. Dividiamo il brie i quattro parti, una per ogni fettina! Arrotoliamo le fettine e le fissiamo o con degli stecchini di legno o con dello spago da cucina.
In una padella scaldiamo olio e burro e vi facciamo rosolare per bene gli involtini, girandoli su tutti i lati. Quando saranno dorati, saliamo e pepiamo ancora un pochino, versiamo il latte caldo, le nocciole e un rametto di timo. Copriamo e portiamo a cottura a fuoco moderato. Quando la salsa sarà ristretta possiamo scegliere se tenerla così, cioè con la granella di nocciole che fa "croc" sotto i denti, o se frullarla (col minipimer!) per renderla più cremosa...io ho optato per una via di mezzo!
Se vogliamo una salsa ancora più vellutata possiamo sciogliere un cucchiaino di maizena in una tazzina d'acqua fredda, versarlo nella padella e far rapprendere per qualche minuto.
Non ci rimane che aggiungere il restante timo fresco e servire ben caldo!

venerdì 15 luglio 2011

Mini-ciambelline "demodè" con giulebbe al limone



Quelle di cui vi parlo oggi, dalle mie parti sono sempre state definite “ciambelline al limone”.  E io stessa le ho sempre chiamate così.

Ma nel momento in cui mi sono messa a scrivere il post mi sono chiesta fino a che punto questo nome sia corretto.

Per essere delle vere ciambelline forse dovrebbero:


1)  essere un pochino più grandi, quel tanto da rendere visibile il buco al centro

2)  essere un continuum, invece questa forma ricorda più quella dei taralli.

Consapevole di essermi addentrata in una questione….spinosa quanto inutile, glisso e vi porto la prova provata che anche le mini ciambelle escono col buco!






Quando ero bambina (non tantissimi anni fa, dai!) trovavo queste ciambelline ovunque: buffet per cresime, comunioni, matrimoni…..
Poi sono sparite e non essendo un “dolce di casa mia” non le ho più mangiate per anni. Sono passate di moda!
Mi è capitato di rincontrarle recentemente e mi sono piaciute talmente tanto che ho deciso di farle.
Ma sembrava che nessuno in giro le sapesse fare e sul web non ho trovato nulla di paragonabile.
Al che ho fatto ricorso alla mia carta segreta dei casi estremi: ho sguinzagliato quel segugio-scova-ricette di mia madre, che se decide di entrare in possesso di una ricetta, diventa una specie di calamità naturale per il malcapitato detentore dell’ambito bene.
Ed infatti, nel giro di un paio di giorni, mi ha servito su un piatto d’argento non solo la ricetta, ma addirittura l’assistenza  diretta all’esecuzione da parte di una illustre esperta in ciambelline al limone (una sua gentilissima collega che ringrazio molto!).
Non è difficile farle, anzi…!
C’è solo un passaggio un po’ delicato: le ciambelline vanno intinte nel giulebbe  quando fila, un attimo prima che diventi caramello.

Ma procediamo con ordine…ecco la ricetta



I limoni e i fiorellini di legno non sono solo decorativi, ma hanno evitato che il vento portasse via tutto!


Mini-ciambelline con giulebbe al limone
Dosi per... un bel po' di ciambelline!
 

Per l'impasto
5 uova
50 gr di burro
500 gr di farina 00
 

Per il giulebbe
1/2 litro di acqua
1/2 Kg di zucchero
la buccia di 4 limoni grattugiata
 

Procedimento
Su di una spianatoia impastiamo molto bene tutti gli ingredienti indicati. Ricaviamo dei filoncini come se dovessimo fare gli gnocchi e diamo forma alle ciambelline. Le lessiamo in acqua bollente: aspettiamo circa 5 minuti da quando l'acqua riprende il bollore prima di scolarle. Possiamo lessarne un po' alla volta  per evitare che la temperatura dell'acqua scenda troppo e impieghi tempo prima di ribollire. Mentre svolgiamo questa operazione le prime ciambelline che avremo tolto dall'acqua le metteremo in una ciotola, tranquillamente le une sulle altre, coperte da un panno per evitare che si formi la crosticina.
Quando avremo finito di lessare disporremo le ciambelline in un solo strato su una placca da forno e le cuoceremo per 30 minuti a 170/180°. Devono avere un colorito dorato.
Prepariamo il giulebbe. Facciamo bollire l'acqua con lo zucchero: lo sciroppo deve ridursi di almeno la metà, è pronto quando fila ed ha assunto un colore dorato, ma non è ancora caramello.
A questo punto possiamo procedere con l'ultimo passaggio: mettiamo sul fuoco una teglia (tipo quelle da forno in alluminio che possono andare anche sulla fiamma) a fuoco moderato, vi disponiamo parte delle ciambelline, diciamo un terzo, con un paio di mestoli di sciroppo di acqua e zucchero e un terzo della buccia del limone. Le rimestiamo (non preoccupatevi, non si rimpono!) con due cucchiai di legno fino a che il giulebbe e il limone avranno aderito alle ciambelline.
Procediamo allo stesso modo fino ad esaurimento. Le disponiamo man mano su una spianatoia di legno per farle raffreddare.
 

Note
- preparare queste ciambelline è più facile a farsi che a dirsi. Nel momento in cui starete passando le ciambelline nello sciroppo e nel limone vi renderete conto da sole se sarà necessario un po' di sciroppo in più o un po' di buccia.
- le ciambelline sono buone come merenda, come snack se insorge un po' di languorino o ...voglia di qualcosa di buono! Secondo me con un limoncello fresco possono rappresentare anche un valido fine-pasto.

- con questa dose a me sono venuti fuori due cestini di ciambelline!

mercoledì 13 luglio 2011

Una (quasi) zuppetta fredda di peperoni e pomodori arrosto

Quella di oggi non è una  ricetta vera e propria: è un piatto molto semplice nell’esecuzione e assolutamente facoltativo nella quantità degli ingredienti! Ci tenevo però a postarlo perché è uno dei contorni più amati e ricorrenti a casa mia in estate. Si tratta di semplicissimi peperoni arrosto, accompagnati però da pomodori arrostiti sulla piastra e spellati, proprio come i peperoni.
Per la realizzazione di questo piatto i pomodori devono essere maturi ma sodi. Una volta arrostiti si lasceranno raffreddare coperti tra due piatti (come si procede di solito per i peperoni)  e successivamente si spellano.
Andranno poi conditi con olio evo, sale e spezie a piacere. Io ho messo prezzemolo, basilico e uno spicchietto d’aglio tritati.
Nel momento in cui andremo a mescolare insieme gli ingredienti, i pomodori rilasceranno un po’ del loro succo, che si amalgamerà con l’olio. Ne risulterà quasi una zuppetta fredda, ottima accompagnata da crostini di pane.
Per noi è un piatto tradizionale, ma non mi è mai capitato di vederlo cucinato altrove. In caso contrario naturalmente smentitemi.
Non so se è veramente una invenzione di mio nonno!
Si, perché c’è anche un aneddoto legato a questo piatto: bisogna andare indietro di alcuni anni, a quando mio nonno, il padre di mia madre, era prigioniero in Germania, durante la seconda guerra mondiale.
Infatti, nel campo dove si trovava, era addetto agli approvvigionamenti e alla cucina.
Un giorno si trovò ad avere a disposizione solo peperoni e pomodori e li cucinò arrostendo il tutto e mescolando. Il piatto fu poi raccontato a mia nonna e attraverso mia madre si è tramandato fino a me.
Note: i pomodori andrebbero tagliati a pezzi, almeno in due, per farli insaporire meglio. Io li ho lasciati interi perché fossero meglio distinguibili in foto.
Con questa ricetta partecipo alla "raccolta di stagione" di la mia dispensa:    

lunedì 11 luglio 2011

Comunicazione ufficiale

 
Qualora non si fosse capito, ora ve lo comunico ufficialmente: io non so fare le foto!
Ecco! mi sento meglio!
Qui non è questione di riuscire a valorizzare, più o meno, il risultato degli sforzi fatti in cucina attraverso le foto. E' che proprio fatico a tenere la macchina fotografica in mano!... a mettere a fuoco!
Vi sembra possibile che per riuscire a pubblicare 3 foto ne ho dovute scattare una cinquantina?
Ho scelto le uniche che si salvavano... figuriamoci le altre!
Ora, io e la tecnologia in genere non è che andiamo proprio a braccetto! Si, a volte ci si incontra, ma sempre con una certa reciproca diffidenza.
O meglio... io cerco di fare amicizia ma è "lei" che proprio mi snobba! 
E non ci nascondiamo dietro a un dito con la storia degli scarsi mezzi a disposizione, perchè con gli stessi mezzi (sicuramente scarsi) devo ammettere che quando fa le foto mio marito vegono meglio.
In realtà non doveva essere questo l'argomento del post... volevo raccontarvi di pic-nic e scampagnate, di pranzi all'aperto e cestini imbanditi, di prati e merende.
Ma rimando questo fausto argomento a "predisposizioni d'animo migliori" cioè a quando non sarò arrabbiatissima per la mia incapacità di allietarvi con immagini degne di un blog di cucina.

Muffins di pane alle zucchine
Dosi per 9 muffins

300 gr di zucchine
1 cipolla
200 gr di farina 0
3 uova
1 bustina di lievito per torte salate
1 dl di latte
1 dl di olio extra vergine di oliva
olio e farina per gli stampini
sale & pepe
qualche filo di erba cipollina 


Procedimento
Accendere il forno a 180°. Mondare le zucchine spuntandole, lavarle, asciugarle, ridule a julienne.
Mondare la cipolla, tritarla e farla appassire in una padella con un filo d'olio preso dalla quantità indicata e un paio di cucchiai d'acqua.
In una ciotola setacciare farina e lievito. Al centro mettere le uova leggermente sbattute a parte, unire latte ed olio rimasto e incorporare zucchine, cipolla ed erba cipollina, salare e pepare, mescolare bene.

Ungere e infarinare gli stampini, versare il composto ed infornare per circa 30/35 minuti. I muffins saranno pronti quando supereranno la prova stecchino.

Note
- i muffins di pane sono buoni da soli  o accompagnati da affettati dal gusto delicato, per evitare di perdere il sapore delle zucchine.

Con questa ricetta partecipo al contest:


venerdì 8 luglio 2011

Il Noceto ed il Nocino


Io e mio marito abbiamo un terreno che al momento è occupato da una piantagione di noci e dove forse, un giorno (se i sogni si avverano!) costruiremo una casetta.

E’ molto bello perché occupa una posizione ottimale tra l’abitato del paese e la campagna. Alle spalle del terreno il paesaggio si apre allo sguardo con colline di ulivi e viottoli disegnati da rovi, grazie ai quali, tra qualche settimana, raccoglieremo le more selvatiche.

Per ora ci godiamo il fresco all’ombra della folta chioma dei noci! 

Gli altri anni ci siamo limitati a raccogliere le noci in piena maturazione, quindi in autunno.  Le utilizzo di solito per torte e dolcetti vari di Natale, per le insalate e chi più ne ha più ne metta!

Quest’anno per la prima volta siamo riusciti, anche se con qualche giorno di ritardo rispetto al periodo ideale, a prendere le noci ancora verdi, con il mallo, per la preparazione del nocino. E’ proprio il mallo che conferisce aroma e colore al liquore.


La tradizione vuole che vengano raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni. Comunque l’importante è verificare che le noci siano ancora adatte alla preparazione del nocino. Devono essere né troppo tenere né troppo dure, cioè devono potersi spaccare in quattro col coltello, dopo aver opposto un minimo di resistenza. Il cuore all’interno deve essere gelatinoso.

Siamo ormai fuori dal periodo, ma forse forse….viste le frequenti piogge della stagione…ancora si possono trovare noci idonee. Poi naturalmente dipende da zona a zona, dalla regione in cui vivete.

Ora non voglio dilungarmi sulle proprietà nutrizionali delle noci:  è noto a tutti che contengono  sostanze cardio-protettive, che incidono positivamente contro il colesterolo e che sono ricche di sali  minerali e vitamine. Vorrei sottolineare invece che già dal ‘500 si conoscevano le doti stomatiche del nocino, riscontrate su scritti medici dell’epoca. Infatti, nelle zone dove era diffusa la coltivazione di noci, il nocino entra a far parte della tradizione gastronomica da tempi molto antichi.

Noi abbiamo seguito una ricetta che da anni stazionava nella raccolta personale di mia madre e che finalmente ha avuto il suo momento di gloria.


Il nostro Nocino è frutto di un lavoro a quattro mani. Come testimoniano le foto (le braccia pelose non sono le mie!) mio marito ha preso parte attivamente, anzi…non so perché e in base a quale principio o arcano….ma quando ci sono di mezzo preparazioni di liquori, amari et similia….ALT, tutti fermi!.... ritiene di “dover fare” lui. E lasciamolo fare!


Dose
12 Noci fresche
500 g di alcool puro (95°)
250 g di zucchero
1 g circa di cannella a pezzi
4 chiodi di garofano
150 g di acqua
Buccia di 1/2 limone a pezzetti (solo la parte gialla)

Procedimento
Tagliare le noci in 4 parti, metterle in un contenitore capiente in infusione con tutti gli altri ingredienti. 
Chiudere bene il contenitore e riporlo in un luogo caldo per 40 giorni. Scuoterlo spesso. Trascorso questo periodo il liquore può essere filtrato e riposto in bottiglie chiuse ermeticamente. Si conserva molto a lungo.


Con questa ricetta partecipo al WHB - Weekend Herb Blogging #291 che questa settimana è ospitato dal blog della bravissima e sempre disponibile Libera, Accanto al camino. Grazie Libera!



L'organizzatrice in carica del WHB è Haalo, la fondatrice è Kalyn, mentre la responsabile italiana è Bri.


mercoledì 6 luglio 2011

Il gatto equilibrista e le crostatine

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Vi racconto a cosa ho assistito ieri.

Di fronte casa mia c’è una palazzina dove abita un gatto. Bhe, si!...insieme alla padrona naturalmente. Voi sapete che mi piacciono  i gatti no!?
Il micio in questione non è frequentatore di strade e campi, è un casalingo non avvezzo a escursioni “extra moenia”.
Ieri però ha pensato bene di ampliare un po’ i suoi orizzonti, varcando la soglia della finestra al terzo piano e avventurandosi in una passeggiata lungo il cornicione. Ora io non so perchè ha avuto animo di percorrere il cornicione in un verso ma temeva il tragitto in senso contrario!
Fatto sta che ha trascorso alcune ore piazzato lì in alto a guardare in strada.
Ma la cosa più “toccante” a vedersi era la pena della padrona che indicava, urlando, al proprio gatto il percorso da compiere, suggerendogli di non guardare verso il basso e di evitare i cactus e i rampicanti della vicina. Probabilmente erano proprio le grida della signorina a spaventare Micio e a indurlo ad indietreggiare pittosto che a riavvicinarsi. E’ così che, verso ora di cena, mezzo vicinato era alla finestra a proporre soluzioni alternative per corrompere l’incorruttibile gatto. E tra crocchette e fettine di carne ad un certo punto da una finestra viene protesa un’asse  di legno, stile ponte levatoio, nella speranza che il gatto decidesse di approfittarne.
Finalmente a tarda sera la vicina di casa (la padrona dei cactus) è rincasata e dalla sua finestra è stato possible afferrare Micio e assicurarlo alle grinfie, opss…coccole della padrona.
Tutto ciò mi ha tenuta naturalmente in apprensione, ma mi ha anche divertita…da proprietaria di gatta  sono allenata anch’io a rincorrerla e a pregarla di calarsi da tetti da cui sembra non riuscire a scendere…fino a prova contraria!


In tutto questo trambusto naturalmente ho preparato anche la cena. Avrei potuto forse curare un po’ di più l’aspetto di queste crostatine ….ma il gatto dal cornicione mi chiamava!


Crostatine con feta e peperoni
Dosi per 5 crostatine (o una crostata grande)

Per la pasta
100 gr di farina 0
30 gr di semola di grano duro
30 gr di vino bianco
30 gr di olio di semi di mais
30 gr di acqua
un pizzico di sale

Per il ripieno
150 gr di formaggio feta
un peperone rosso grande
qualche foglia di basilico
un uovo
mezzo bicchiere di latte
2 cucchiai di parmigiano
pepe

Procedimento
Prepariamo l'impasto assemblando tutti gli ingredienti, lo copriamo con una pellicola e lo lasciamo riposare in frigo.
Nel frattempo prepariamo il ripieno mescolando in una terrina il formaggio feta e i peperoni che avremo precedentemente fatto appassire in forno ventilato a 200°con un pizzico di sale ed un filo di olio. Aggiungiamo il basilico il pepe.
In una terrina  a parte sbattiamo uovo, latte e parmigiano, dopo di che versiamo il composto sul formaggio e i peperoni e mescoliamo bene il tutto.
Riprendiamo l'impasto, lo stendiamo e lo suddividiamo in 5 stampini monoprozione, distribuiamo la farcia e a piacere decoriamo con listarelle di pasta.
Spennelliamo la superfcie con un po' di uovo sbattuto o di latte, inforniamo a 180° per una quarantina di minuti.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta FETA, SCOPRIAMOLA ASSIEME  de Il Giardino dei sapori e dei colori

lunedì 4 luglio 2011

I malloreddus


Pasta fresca fatta in casa e verdure di stagione: ecco le due cose che in assoluto mi gratificano di più a tavola. Qui si incontrano in un piatto semplice semplice ma gustoso, grazie anche al pecorino grattugiato.

Il perchè dei malloreddus è subito spiegato: la mia nonna paterna, con cui ero solita trascorrere molto tempo da piccola, quando mia madre era al lavoro, era sarda.  Quindi mi piace ogni tanto renderle omaggio con qualche piatto della sua terra. 
Questa non è propriamente una sua ricetta, forse lei avrebbe privilegiato un sugo di carne. Ma reinterpreto un po' il piatto, assecondando anche la stagione. 

Ah dimeticavo... il "rigagnocchi" che ho utilizzato apparteneva proprio a mia nonna e lo custodisco gelosamente insieme ad altri piccoli oggetti di famiglia.



Malloreddus con zucchinette in fiore e pecorino dolce
Ingredienti
Dosi per due persone

Per i Malloreddus
200 gr di semola di grano duro
100 gr di acqua tiepida
1 pizzico di sale

Per il Condimento
500 gr di zucchinette col fiore
1 cipollotto
olio, quello che ritenete necessario
sale & pepe quanto basta
50 gr di formaggio pecorino non stagionato, preferibilmente sardo
erba cipollina

Procedimento
Disponete la semola sulla spianatoia e assemblatela a poco a poco con l'acqua tiepida e il pizzico di sale. La quantità di acqua è indicativa, è necessario valutare quanta effettivamente ne occorre per ottenere un impasto morbido e liscio, ma ben lavorabile. 
Ora realizziamo dei filoncini con l'impasto come se dovessimo fare dei piccoli gnocchi, li tagliamo e li righiamo con l'apposito attrezzo o con la forchetta.

Prepariamo il condimento soffriggendo leggermente il cipollotto in poco olio. Io sono solita adoperare pochissimo condimento se faccio il soffritto e aggiungerne successivamente, in modo da rendere il piatto più leggero. Pertanto per il quantitativo d'olio regolatevi sevcondo le vostre esigenze.

Appena il cipollotto imbiondisce aggiungiamo le zucchine senza il fiore e portiamo a cottura. Poco prima di spegnere il fornello aggiungiamo i fiori tagliati a listarelle. 
Il pecorino va messo a scaglie sul piatto e deve essere fresco in modo da non sovrastare il sapore delle zucchine e per fondersi col calore della pasta.

A me piace molto l'erba cipollina: la metto sia in fase di preparazione che a piatto ultimato per decorare.



Note
- Realizzare i malloreddus è molto semplice, il risultato è garantito.
- Come per tutti i piatti con pochi ingredienti è necessario che questi siano buoni, per cui zucchine fresche e pecorino di qualità faranno la differenza.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta del Giardino degli aromi: